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CLASSIFICAZIONE
DEI FUNGHI
La nomenclatura
binomia, universalmente adottata nei testi scientifici di botanica, é
stata creata dal naturalista svedese Carl von Linné (1707/1778), Linnéo
in italiano.
Grazie a questa sistematica, ad ogni vegetale viene dato un Cognome e
un nome; con il Cognome, scritto con l'iniziale Maiuscola, si designa
il "Genere" di quel vegetale, mentre con il nome, minuscolo, se ne designa
la "specie".
Col passare del tempo il concetto di "specie", allora alquanto vago, si
é perfezionato e con lui quello della classificazione dei vegetali creata
dal Linnéo.
Tra i precursori della moderna Micologia è ritenuto l'olandese
Christian Persoon (1755-1837) a cui va il merito di aver migliorato la
sistematica relativa alla classificazione dei funghi, completandola con
il nome dell'autore, il Genere e la specie del fungo descritto e classificato;
troviamo ad esempio "Geastrum nanum Pers.", ora = "Geastrum schmidelii
Vittad. (1842)", che sta ad indicare che fu appunto "Persoon" il
primo a descriverlo ed a classificarlo così.
Un altro prezioso contributo alla Micologia fu poi dato dallo svedese
Elias Fries (1794-1878) che adottò come base per la classificazione dei
funghi il colore delle spore in massa ed i vari caratteri microscopici
che le caratterizzano; sistematica che, pur essendo stata col tempo perfezionata,
vige tuttora.
Ecco perché troviamo per esempio "Cantharellus cibarius Fries" : perché
Fries fu il primo a classificarlo così, mentre ad esempio troviamo "Lactarius
aurantiofulvus Blum ex Bon", ora = "Lactarius aurantiacus (Pers.)
Gray 1821", perché tale fungo prima era stato descritto e classificato
da Blum, e quindi da Bon.
Pertanto, la sistematica di classificazione dei funghi é regolata da un
"CODICE DI NOMENCLATURA" che stabilisce la corretta interpretazione degli
autori, partendo dal Linnéo ai giorni nostri, ed é il sistema a cui mi
sono attenuto, anche se con non poche difficoltà.
Per gli autori delle specie descritte nella maggiore parte dei casi si
è fatto riferimento all'Index Fungorum.
Alcuni generi sono stati intesi in modo "conservandum" es. Coprinus,
Macrolepiota.
Le specie fungine che verranno illustrate di seguito, sono state fotografate
tutte nel loro ambiente naturale, ed il lavoro che si stà realizzando
é quello di creare un erbario, con tutte le essicate delle specie
fungine trovate e determinate, con relative schede riportanti le caratteristiche
morfologiche, macroscopiche-microscopiche,
e gli habitat di ogni singola specie.
Il territorio del Parco Nazionale dello Stelvio, Settore Lombardo, ha
una notevole importanza in campo micologico, sia per la quantità
di specie trovate, e da ritrovare, che per la rarità di alcune
di esse. Questo é dovuto essenzialmente alle diversità di
habitat presenti nel Parco (vegetazione-composizione del terreno-etc.).
Delle circa 1260 specie finora trovate e determinate, (e dalle altrettante
da ritrovare), si cerca di illustrarle , in modo sintetico, le principali
caratteristiche o particolarità, al fine di permetterne un loro
eventuale riconoscimento.
Una corretta conoscenza dei ruoli che i funghi svolgono nel sistema
naturale é una delle finalità che questa pubblicazione
si prefigge, in sintonia con le iniziative già predisposte dal
"Consorzio Parco dello Stelvio" atte a tutelare e diffondere
nel territorio della Provincia di Sondrio una profonda cultura naturalistica.
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FUNGHI
SIMBIONTI o MICORRIZICI
Che vivono
cioè in simbiosi con varie essenze arboree, instaurando una sorte di convivenza
mutualistica attraverso le radici della pianta simbionte e scambiandosi,
con vantaggio reciproco, le sostanze nutritive indispensabili alla loro
sopravvivenza. La maggior parte dei funghi presenti sul territorio del
Parco, sia commestibili che velenosi, appartengono al gruppo dei "Funghi
Micorrizici", alcuni legati esclusivamnte ad una sola essenza arborea
(Suillus plorans con Pinus cembra o cirmolo); altri,
definiti "polivalenti o ubiquitari" come ad esempio il " Boletus edulis"
o l'"Amanita muscaria", possono convivere indifferentemente
in simbiosi con "aghifoglie e/o latifoglie" e la loro crescita avviene
generalmente nello stesso habitat, come per altro dimostra la foto a fianco;
ecco perché l'"Amanita muscaria" viene anche definita "spia
dei porcini". |
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COME
SI RIPRODUCONO
I funghi,
come i frutti di una pianta, sono provvisti di semi (spore) necessari
alla loro riproduzione. Giunti a maturazione, con sistemi che variano
in relazione all'appartenenza ad un Genere o ad un altro, i funghi provvedono
a liberare nell'aria e quindi nel terreno i semi in essi contenuti. Affinché
una spora possa germinare e dare origine ad un "micelio primario" é necessario
che vi siano tutte le condizioni favorevoli e complesse di clima e di
terreno (substrato); ammesso che ciò avvenga, é indispensabile che poi
il micelio primario venga a contatto con un altro micelio primario (della
stessa specie, ma di sesso opposto), dalla cui unione ha origine un "micelio
secondario", ossia una nuova pianta, capace di svilupparsi e dare origine
(in condizioni ambientali favorevoli e con longevità) a nuovi corpi fruttiferi
"funghi". Considerate le scarsissime probabilità che ciò avvenga, la natura
ha fatto sì che le possibilità di riproduzione siano maggiori; ogni fungo
infatti produce un numero spropositato di spore (milioni, forse miliardi).
In base alle modalità con cui si sviluppano le spore, i funghi vengono
suddivisi in "Ascomiceti" e "Basidiomiceti". La caratteristica che distingue
gli "Ascomiceti" é quella di avere le spore racchiuse in una specie di
sacco chiamato "Asco", dal quale, a maturazione, vengono lanciate fuori
con violenza. Nei "Basidiomiceti" invece, le spore sono sostenute da un
elemento, generalmente a forma di clava, chiamato "Basidio". (Vedi illustrazione).
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